ILLUSIONE - "Matteo, condividi i giochi con i tuoi amici. Vittoria, dai un pezzo dell'ultima pizzetta rimasta alla tua amichetta. Tommaso, stai in fila e aspetta il tuo turno per il gelato". Tutto ragionevole, giusto?
Poi però scopri che, qualche anno dopo, la tua idea di business che hai condiviso con il tuo migliore amico è stata "venduta" dallo stesso come propria ad un fondo di private equity e il tuo amico è oggi milionario dopo la quotazione del business (insieme al fondo, ovviamente); e che quando hai rinunciato al bonus perché "c'è la crisi e dunque tutti dobbiamo fare sacrifici", il dirigente del 10° piano ha preso il bonus pieno e superiore all'anno scorso perché, nonostante la mediocre performance, giocava a tennis il martedì pomeriggio (alle 16…..) con il Direttore Generale; e infine scopri che, pur avendo preso appuntamento con il medico per una risonanza magnetica 6 mesi prima, quel giorno c’è qualcuno che si è svegliato con il mal di schiena e alle 9 del mattino ha già fatto la risonanza perché……non si sa perché.
DISADATTATI - Che fare dunque? Stiamo crescendo dei ragazzi adatti a un mondo che non c’è? O forse stiamo crescendo dei figli cui auguriamo di vivere in Svizzera, in Germania o in qualche parte degli Stati Uniti dove, almeno parzialmente, troveranno nella pratica quello che noi predichiamo oggi in teoria? Non so, ma ciò che può emergere, se così stanno le cose, è che i nostri figli si lamenteranno dell’Italia così come facciamo noi e non troveranno pace in quanto penseranno, per colpa nostra, che il mondo doveva essere un altro. Se invece li cresciamo a immagine e somiglianza del modus operandi standard del nostro paese, non si accorgeranno di nulla e, anzi, vivranno sereni in un mondo cui sono stati preparati in quanto l’unico conosciuto dalla nascita. Che tristezza vero? Esagero?
CALCIO O RUGBY - Va tanto di moda a Roma (ma anche in altre città d'Italia, as esempio al nort est) mandare i figli (anche piccoli) a giocare a rugby. Perché? Perché, dicono, il rugby è uno sport formativo, sano moralmente, con forti valori di “fairness”, di rispetto dei compagni, dell’avversario e dell’arbitro. Mamme e papà dunque preferiscono il Rugby al calcio. Il calcio infatti, dicono sempre gli stessi, è marcio moralmente, individualistico pur essendo sport di squadra, fa dell’inganno una componente fondamentale per raggiungere gli obiettivi, l’avversario è da insultare e da punire con il fallo duro “di frustrazione” e l’arbitro va fregato tramite la “simulazione di fallo” (che termini straordinari!).
Allora, “’sto regazzino” lo mandiamo a calcio o a rugby ? Due (o tre) scenari:
1. Oggi il mondo è molto più come il calcio che come il rugby. Il calcio è lo specchio della vita quotidiana. Dunque io mando mio figlio a giocare a calcio e lo manderò, se possibile, nei posti peggiori della città. Così si abitua al mondo “vero”.
2. Il rugby è sport che si basa su valori sani e mio figlio deve crescere con i valori giusti (per chi??). Il calcio deprava moralmente mentre con il rugby mio figlio cresce come un valoroso condottiero giusto e romantico e dunque sarà così anche come cittadino.
Questa metafora ovviamente è una estremizzazione di un concetto che va tuttavia valutato.
Oggi essere genitori, in particolare in un paese come il nostro che penso condividiamo tutti debba crescere dal punto di vita dei comportamenti civici, vuole dire trovare un equilibrio giusto nell’educazione. Equilibrio significa evitare di crescere figli ”disadattati preventivi” facendo credere loro che il mondo sia un altro, e al tempo stesso occorre non accettare che, se questo è il mondo, allora i nostri figli si devono adattare ai canoni vigenti e non viceversa.
Ecco dunque il terzo scenario o impostazione: fare capire ai propri figli come funziona in pratica il mondo “vero”, permettere loro di fare le esperienze in questi ambiti e così dare loro gli strumenti per emergere in questo “sporco mondo dettato dalle leggi del calcio”. Al tempo stesso insegnare loro quali sono i valori morali e comportamentali giusti per una democrazia occidentale moderna, come quelle in cui il rugby è sport nazionale: Francia, Gran Bretagna e USA (molti concetti del rugby sono riflessi nel football e nella concezione di sport USA in generale). La scommessa è rappresentata dal fatto che se molti di noi genitori facessero così, cresceremmo una futura classe dirigente che saprebbe come sconfiggere il “marcio del calcio” perché lo conosce, l’ha vissuto, e al tempo stesso saprebbe come traghettare verso un mondo più virtuoso.
Wishful thinking? Certo, come tutti i temi trattati da Tok2Me.
Vota il sondaggio nella barra laterale a destra.
Poi però scopri che, qualche anno dopo, la tua idea di business che hai condiviso con il tuo migliore amico è stata "venduta" dallo stesso come propria ad un fondo di private equity e il tuo amico è oggi milionario dopo la quotazione del business (insieme al fondo, ovviamente); e che quando hai rinunciato al bonus perché "c'è la crisi e dunque tutti dobbiamo fare sacrifici", il dirigente del 10° piano ha preso il bonus pieno e superiore all'anno scorso perché, nonostante la mediocre performance, giocava a tennis il martedì pomeriggio (alle 16…..) con il Direttore Generale; e infine scopri che, pur avendo preso appuntamento con il medico per una risonanza magnetica 6 mesi prima, quel giorno c’è qualcuno che si è svegliato con il mal di schiena e alle 9 del mattino ha già fatto la risonanza perché……non si sa perché.
DISADATTATI - Che fare dunque? Stiamo crescendo dei ragazzi adatti a un mondo che non c’è? O forse stiamo crescendo dei figli cui auguriamo di vivere in Svizzera, in Germania o in qualche parte degli Stati Uniti dove, almeno parzialmente, troveranno nella pratica quello che noi predichiamo oggi in teoria? Non so, ma ciò che può emergere, se così stanno le cose, è che i nostri figli si lamenteranno dell’Italia così come facciamo noi e non troveranno pace in quanto penseranno, per colpa nostra, che il mondo doveva essere un altro. Se invece li cresciamo a immagine e somiglianza del modus operandi standard del nostro paese, non si accorgeranno di nulla e, anzi, vivranno sereni in un mondo cui sono stati preparati in quanto l’unico conosciuto dalla nascita. Che tristezza vero? Esagero?
CALCIO O RUGBY - Va tanto di moda a Roma (ma anche in altre città d'Italia, as esempio al nort est) mandare i figli (anche piccoli) a giocare a rugby. Perché? Perché, dicono, il rugby è uno sport formativo, sano moralmente, con forti valori di “fairness”, di rispetto dei compagni, dell’avversario e dell’arbitro. Mamme e papà dunque preferiscono il Rugby al calcio. Il calcio infatti, dicono sempre gli stessi, è marcio moralmente, individualistico pur essendo sport di squadra, fa dell’inganno una componente fondamentale per raggiungere gli obiettivi, l’avversario è da insultare e da punire con il fallo duro “di frustrazione” e l’arbitro va fregato tramite la “simulazione di fallo” (che termini straordinari!).
Allora, “’sto regazzino” lo mandiamo a calcio o a rugby ? Due (o tre) scenari:
1. Oggi il mondo è molto più come il calcio che come il rugby. Il calcio è lo specchio della vita quotidiana. Dunque io mando mio figlio a giocare a calcio e lo manderò, se possibile, nei posti peggiori della città. Così si abitua al mondo “vero”.
2. Il rugby è sport che si basa su valori sani e mio figlio deve crescere con i valori giusti (per chi??). Il calcio deprava moralmente mentre con il rugby mio figlio cresce come un valoroso condottiero giusto e romantico e dunque sarà così anche come cittadino.
Questa metafora ovviamente è una estremizzazione di un concetto che va tuttavia valutato.
Oggi essere genitori, in particolare in un paese come il nostro che penso condividiamo tutti debba crescere dal punto di vita dei comportamenti civici, vuole dire trovare un equilibrio giusto nell’educazione. Equilibrio significa evitare di crescere figli ”disadattati preventivi” facendo credere loro che il mondo sia un altro, e al tempo stesso occorre non accettare che, se questo è il mondo, allora i nostri figli si devono adattare ai canoni vigenti e non viceversa.
Ecco dunque il terzo scenario o impostazione: fare capire ai propri figli come funziona in pratica il mondo “vero”, permettere loro di fare le esperienze in questi ambiti e così dare loro gli strumenti per emergere in questo “sporco mondo dettato dalle leggi del calcio”. Al tempo stesso insegnare loro quali sono i valori morali e comportamentali giusti per una democrazia occidentale moderna, come quelle in cui il rugby è sport nazionale: Francia, Gran Bretagna e USA (molti concetti del rugby sono riflessi nel football e nella concezione di sport USA in generale). La scommessa è rappresentata dal fatto che se molti di noi genitori facessero così, cresceremmo una futura classe dirigente che saprebbe come sconfiggere il “marcio del calcio” perché lo conosce, l’ha vissuto, e al tempo stesso saprebbe come traghettare verso un mondo più virtuoso.
Wishful thinking? Certo, come tutti i temi trattati da Tok2Me.
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T2M

2 commenti:
Crescere figli "street-wise" o iperonesti?
Io sono ancora convinto che insegnare loro i Valori fondamentali sia la soluzione migliore per compensare ciò che le esperienze che vivranno direttamente e indirettamente insegneranno loro.
Sarà importante essere presenti e dare le spiegazioni migliori al momento giusto.
Sono convinto che crescere i figli (ne ho due) insegnando loro quali sono i valori positivi -intendiamoci, senza arrivare a riscivere il libro Cuore- facendo loro capire la differenza che passa tra tenere certi comportamenti e il loro contrario sia semplicemente giusto, anzi meglio. Se non per convinzione almeno per convenienza (che brutto!): alla lunga l'onestà e tutto il resto pagano.
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