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venerdì 11 febbraio 2011

La parola più detta dai genitori ai figli? “NO!”

Provate a pensare. Quanto volte dite di “no” ai vostri figli? Moltissime, spesso troppo, e spesso a sproposito. Non ve ne rendete conto? Immagino. Qualche esempio.


CHE PAZIENZA! - I bambini sono la cosa più bella del mondo, e i propri figli lo sono ancora di più.
Sono però anche impegnativi in un modo che è inimmaginabile prima di averne.
Solo quando si hanno uno, due, tre figli, si scopre quanto sono intensi e quanto portino la nostra pazienza di genitori al limite.
Ed eccoci dunque a cercare di arginare questa esuberanza fisica e intellettiva. Questo esercizio di contenimento però è spesso spinto dall’esasperazione più che dalla ragione e ci troviamo spesso a dire “non si fa questo, non si fa quello” o a rispondere di NO a molte osservazioni o richieste a prescindere dalla sostanza.
Non ce ne accorgiamo ovviamente e dunque i genitori che leggono questo Tok potrebbero non trovarsi in questa descrizione, ma se si prova ad osservare gli altri (se non se stessi), questa situazione è più comune di quanto pensiamo.
Lungi dal volere fare lo psicologo infantile, ma mi limito a citare uno esempio che mi hanno ispirato questo ragionamento.

E CHE FIGURACCIA - Un giorno mio figlio di 5 anni, di fronte all’edicola nella quale compriamo il giornale nel weekend, richiama con (neanche troppa) insistenza la mia attenzione indicandomi con espressione incantata uno di quei classici giochi (sicuramente Made in China e senza bollino EU) che ormai vendono tutte le edicole e che ormai contribuiscono sicuramente alla maggior parte degli utili degli edicolanti (ma questo non c’entra nulla…). Mi pare fosse un robot, o un “Transformer like”…
A fronte di questa reiterata richiesta, la mia reazione istintiva mi ha portato subito di dire: “No! Non compriamo nulla”. Lui, mi guarda con aria un poco perplessa e mi dice: “ ma io volevo solo farti vedere che figo che era quel gioco….”. E io mi sono sentito un pirla.
O mio figlio è già, come dicono a Roma, un bel paravento a 5 anni, oppure ho dato per scontato cose che non avrei dovuto. Chissà quante altre volte è accaduta una cosa simile e magari su temi molto più seri.

Il mio “take away” da questa minuscola esperienza? Ascoltiamo i figli meglio e eviteremo di dire loro tanti “no!” gratuiti, oppure scopriremo che ci sono risposte alternative al NO che ci aiutano a raggiungere gli obiettivi che ci poniamo nell’educare i nostri figli e che non ci fanno passare per genitori “vecchi” e “signor no”.

Banale? Forse, ma la vita è piena di cose banali che hanno significato e implicazioni importanti.

T2M

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