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sabato 22 gennaio 2011

Step mother, father, brother, sister (and even step DOG!), vs. legami di sangue. Eccezione vs. regola, o regola vs. eccezione?

Che casino! Incroci relazionali, legami affettivi multipli, descrizioni complesse di parentele più o meno legittime, figli rovinati da separazioni, convivenze forzate. Tuttavia, più i paesi sono evoluti (o così li consideriamo) più queste anomalie non sono più tali e rappresentano una regola.
Vediamo una storia per tutte. Si può trovare un equilibrio?

QUADRETTO BUCOLICO - Vi descrivo un quadretto che mi si è presentato di recente e che mi ha destabilizzato…
Uno poco di background.
Marito e moglie, belli, benestanti, up scale. Figli, sani e belli.
Lui tradisce la moglie iniziando una relazione con una donna. Quest’ultima resta incinta di lui (non serve qui sapere se questo concepimento è cercato o meno).
Lui va a vivere con la compagna incinta. Scelgono una dimora sufficientemente vicino agli altri figli di lui.
Ecco dunque il quadretto che mi si è presentato. In un prato verde coperto di fiori colorati, in compagnia di molte altre persone e amici della zona che si godono la mattina di primavera, sono presenti tutti gli attori della/e famiglie sopra citate. Seduta come se posasse per uno shoot fotografico di Vanity Fair, la compagna incinta chiacchiera con la moglie di lui mentre accarezza il cane della stessa (uno step dog??), e uno dei figli di lui accarezza la pancia della compagna incinta. Il tutto in un’ (apparente) atmosfera di pace e serenità. Riflettendo con calma sulla mia istintiva reazione negativa e di disagio, mi sono detto: “e se fossero invece intellettualmente e socialmente più avanti di me di 50 anni?”

CHE COSA E’ “NORMALE” - Voi cosa avreste provato nell’assistere a questa scenetta?
Da un lato, i separati di cui sopra hanno tutta la mia ammirazione per la gestione “matura” della situazione.
Dall’altro lato, mi metto nei panni dei figli di lui e non penso che io (bambino di quell’età negli anni 70) avrei potuto reagire bene ed accettare una situazione così complessa, e dunque non posso che pensare che l’apparente pace e serenità descritta nascondesse in realtà un enorme disagio da parte di tutti e dei figli in particolare.
Tuttavia, se guardo agli Usa, ma, senza andare troppo lontano, se rifletto sulla composizione delle famiglie della classe dei miei figli, situazioni come quella descritta sono sempre più frequenti.
Viviamo così in un modo migliore o peggiore? Esiste un equilibrio tra famiglie tradizionali (per quanto valga ancora questo termine) e famiglie atipiche o di nuova generazione?

EQUILIBRIO, MA NON TROPPO - Proviamo a pensare ad un ideale buon senso sociale per un possibile equilibrio che ci porta a: 1. accettare le famiglie con “step relatives” 2. a proteggere i più deboli di questa situazione comunque complessa (i figli) 3. a tutelare e rafforzare la famiglia tradizionale in modo che la si possa ancora chiamare così (appunto tradizionale).
Il punto 1 penso sia ormai sostanzialmente acquisito, o comunque lo sarà sempre di più quanto maggiori saranno i casi del genere.
Il punto 2 invece non è acquisito. Lo sarà mai? Dal un lato lo potrebbe diventare in quanto, anche in questo caso, quanto più le situazioni di separazione e di avvio di nuove famiglie sono comuni e radicate nei comportamenti, tanto più anche i bambini e ragazzi cresceranno con riferimenti di contorno tali da fare loro accettare naturalmente questo nuovo mondo. Dall’altro lato tuttavia, fortunatamente, l’evoluzione della società non tocca il sentimento “di pancia” e di cuore delle persone, non ne cambia l’istinto. Quell’istinto che porta un figlio a vedere una sola mamma e un solo papà, che porta a considerare il rapporto con i fratelli di sangue come unico e indissolubile, che porta a soffrire per vedere finire il rapporto tra i genitori (qualunque sia la causa). La riflessione sul punto 2 rende ancora più importante il punto 3. Su questo aspetto abbiamo già scritto e commentato molto ( leggi il Tok “Hai fatto il DCF del tuo matrimonio”), dunque non mi dilungo. Mi limito a dire che è fondamentale che la famiglia tradizionale regga il più possibile e che si lavori per mantenerla ancora come la soluzione “normale” della nostra società.
Infatti, mentre le attuali forze culturali e sociali nel loro complesso spingono in modo vigoroso sul conseguimento degli obiettivi dei punti 1 e 2 (accettare le nuove famiglie e sopravvalutare la capacità di adattamento “naturale” dei figli a queste situazioni) le forze per sostenere il punto 3 sono sempre più deboli.

T2M

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