Trattando il tema del recente accordo Fiat, il prof. Deaglio scrive sulle colonne de La Stampa di lunedì 17 gennaio: “Il mondo sta crescendo senza l’Europa e senza l’Italia e l’idea di imporre agli altri un modello europeo di produzione o diritti acquisiti italiani è una peregrina fantasia”. Temo che abbia ragione. Condivido la sua tesi, che è, peraltro, corroborata dall’evidenza quotidiana.
UNO NUOVO PIANO MARSHALL - Credo, però, che per molti dei diritti acquisiti dalle nostre società occidentali valga la pena non arrendersi e valga la pena continuare a lottare.
Il soccorso finanziario che la Cina sta apportando alle asfittiche casse dei Paesi europei (come ha già fatto per quelle americane) ha le stesse finalità ed avrà gli stessi effetti del Piano Marshall.
Con i denari del Piano Marshall, abbiamo importato modelli culturali, abitudini, cibi, abbigliamento nuovi e diversi da quelli propri delle nostre tradizioni. Siamo sostanzialmente stati colonizzati e diventati province di un impero. Questa strisciante opera di colonizzazione culturale è proseguita per lungo tempo. Persino chi, come il sottoscritto, ha un amore sconfinato (quasi acritico) per gli USA e per i modelli culturali che essi propongono non può non stigmatizzare il fatto che, oggi, in Italia si celebra la festa di Halloween con tale trasporto, quasi fosse parte integrante dl nostro patrimonio culturale, più del carnevale!
Ciò che succede negli USA si ripropone ineluttabilmente in Europa ed in Italia dove arriva con 15 anni di ritardo (o forse, oggi, molto meno, considerando l’impulso alla circolazione dei modelli culturali dato dalle tecnologie della comunicazione). Ricordo quanto avesse colpito la mia fantasia di giovane studente lo spesso strato di trucco sui volti delle teenager americane alla high school. Qualche anno dopo, quella stessa patina sarebbe comparsa sui visi delle adolescenti liceali italiane.
Se è vero che questo fenomeno di colonizzazione culturale accompagna gli ingenti flussi di capitali delle potenze della storia, dobbiamo aspettarci di diventare a breve colonie di un impero cinese.
BIG MAC E CARBONARA O INVOLTINI PRIMAVERA?- E’ a questo punto che dico che vale la pena lottare per resistere a questa evoluzione che oggi pare ineluttabile.
Preferisco continuare a mangiare spaghetti e hamburger piuttosto che involtini primavera.
Al di là delle banalità e fuor di metafora, preferisco lottare per difendere una società che ha come cardine culturale la centralità dell’uomo, la tutela di diritti fondamentali, la solidarietà sociale, la libertà, piuttosto che cedere ad un modello culturale che non riconosce alcuno di questi valori. Preferisco continuare ad essere provincia di un impero a stelle strisce con a fianco 12 stelle in campo blu!
Voglio lottare per conservare e, se possibile, migliorare questa società ed i suoi valori fondanti e non cedere davanti al sopravanzare di un modello di società che, se dovesse prevalere ed imporsi, cambierebbe radicalmente ed in peggio la nostra qualità di vita.
Bene, e allora?
US of A AND of EU AND of… - Credo che l’occidente abbia davanti a sé una sola strada da imboccare ed una sola strategia geopolitica da perseguire: una progressiva, rapida integrazione tra Europa e Nord America, per creare un grande spazio in cui merci, servizi, capitali, persone ma anche idee, arte, manifestazioni culturali circolino liberamente e velocemente.
Giungo a questa conclusione, muovendo da una osservazione del planisfero, da alcune considerazioni di natura macro-economica e dall’analisi dei trend demografici.
Il fattore demografico mi pare determinante.
Dal punto di vista statico, la Cina (che già oggi è diventata la seconda più grande economia del mondo) ha circa un miliardo e duecentomilioni di persone e sarà a breve un enorme mercato di circa un miliardo e duecentomilioni di consumatori. L’Unione Europea ha circa 500 milioni di abitanti (circa 300 milioni sono gli abitanti dei paesi extra unione), il Nord America circa 350 milioni, con il Messico (che è parte integrante del trattato NAFTA) arriva a circa 450. La combinazione di queste macro aree geografiche creerebbe un vasto mercato comune, i cui consumatori avrebbero, peraltro, ancora per alcuni anni, un maggior potere d’acquisto rispetto ai consumatori cinesi. Un mercato, quindi, che potrebbe competere con quello cinese, dal punto di vista della massa critica demografica.
Peraltro, questa vasta area comune opererebbe come catalizzatore di altre aree geografiche ed economiche importanti. Verso sud, l’America Latina (che oggi ha ancora un legame speciale con gli USA ma che è nel mirino della Cina) subirebbe la forza magnetica di attrazione dell’area nordatlantica; verso est, l’India. I rapporti strategici tra USA e India sono cresciuti e si sono rafforzati negli ultimi anni, anche in chiave anti cinese e anti fondamentalismo islamico. Se guardo al planisfero, vedo tratteggiata una linea ideale che parte dagli USA, passa per l’Europa e giunge in India, tre macro aree geografiche ed economiche che hanno interessi strategici comuni e che trarrebbero enormi benefici da una progressiva integrazione.
Ma il fattore demografico è elemento determinante dell’analisi, anche sotto il profilo dinamico
La Cina ha davanti a sé un trend demografico di decremento della popolazione. Il tasso di sostituzione (replacement rate) è negativo.
Sul fronte occidentale, il trend USA è positivo, mentre l’Europa subirà un decremento della popolazione. Sotto questo profilo, dunque, in ottica europea, l’integrazione nord atlantica mi pare essenziale per sostenere la crescita economica del nostro continente e contrastare l’impatto negativo che il trend demografico avrà sul sistema previdenziale. Inoltre, la suggestiva linea tratteggiata sul planisfero che unisce USA, Europa e India appare ancora più importante se si considera che anche l’India, al pari degli USA, beneficerà di un trend demografico di crescita.
Aggiungo una considerazione in ordine ai rapporti di debito e credito. Quando il credito è di ingenti proporzioni e concentrato in un debitore o in un numero esiguo di debitori, i rapporti di forza tra creditore e debitore – naturalmente a favore del creditore – cambiano, si riequilibrano, a volte pendono a favore del debitore. Ciò è certamente vero nel rapporto tra privati: quando un tale debitore decide di non pagare o non può pagare, il creditore trema. Nei rapporti tra Stati, le cose non sono molto diverse. E’ vero che uno Stato creditore potrebbe anche decidere di prendersi quanto dovuto con i carri armati, ma uno scenario di questo tipo negli odierni rapporti con la Cina non appare verosimile.
In questo contesto, un’integrazione tra Nord America ed Europa avrebbe anche l’effetto di creare una forte coalizione dei due grandi debitori, una concentrazione del debito che renderebbe i debitori un po’ più forti, opposti ad un creditore un po’ più indebolito.
Per finire, un grande spazio nord atlantico in cui idee e modelli culturali circolino velocemente e liberamente, porterebbe un beneficio sotto il profilo dello smobilizzo di posizioni consolidate, frutto di impostazioni culturali che oggi ingessano la nostra società europea (e italiana, in particolare).
Mi pare di comprendere che quei “diritti acquisiti italiani” che sarebbe peregrino pensare di imporre cui fa riferimento Deaglio siano quelle consolidate tutele di rendite di posizione che, lungi dal rappresentare virtù della nostra società, tradiscono la natura stessa dei suoi valori fondanti: libertà, uguaglianza e anche solidarietà (penso, in particolare, alla solidarietà tra generazioni).
Una sana iniezione di cultura americana entro i confini europei sarebbe una cura fondamentale per alcuni malanni propri delle società del vecchio continente. Operazioni come quella di Marchionne sarebbero agevolate se l’osmosi e l’integrazione tra il sistema nord americano e quello europeo fossero maggiori. E forse alcune delle virtù europee troverebbero più facilmente la loro strada verso il Nord America.
Il risultato sarebbe un rafforzamento complessivo e generale delle nostre società occidentali.
T2M - The Lawyer
UNO NUOVO PIANO MARSHALL - Credo, però, che per molti dei diritti acquisiti dalle nostre società occidentali valga la pena non arrendersi e valga la pena continuare a lottare.
Il soccorso finanziario che la Cina sta apportando alle asfittiche casse dei Paesi europei (come ha già fatto per quelle americane) ha le stesse finalità ed avrà gli stessi effetti del Piano Marshall.
Con i denari del Piano Marshall, abbiamo importato modelli culturali, abitudini, cibi, abbigliamento nuovi e diversi da quelli propri delle nostre tradizioni. Siamo sostanzialmente stati colonizzati e diventati province di un impero. Questa strisciante opera di colonizzazione culturale è proseguita per lungo tempo. Persino chi, come il sottoscritto, ha un amore sconfinato (quasi acritico) per gli USA e per i modelli culturali che essi propongono non può non stigmatizzare il fatto che, oggi, in Italia si celebra la festa di Halloween con tale trasporto, quasi fosse parte integrante dl nostro patrimonio culturale, più del carnevale!
Ciò che succede negli USA si ripropone ineluttabilmente in Europa ed in Italia dove arriva con 15 anni di ritardo (o forse, oggi, molto meno, considerando l’impulso alla circolazione dei modelli culturali dato dalle tecnologie della comunicazione). Ricordo quanto avesse colpito la mia fantasia di giovane studente lo spesso strato di trucco sui volti delle teenager americane alla high school. Qualche anno dopo, quella stessa patina sarebbe comparsa sui visi delle adolescenti liceali italiane.
Se è vero che questo fenomeno di colonizzazione culturale accompagna gli ingenti flussi di capitali delle potenze della storia, dobbiamo aspettarci di diventare a breve colonie di un impero cinese.
BIG MAC E CARBONARA O INVOLTINI PRIMAVERA?- E’ a questo punto che dico che vale la pena lottare per resistere a questa evoluzione che oggi pare ineluttabile.
Preferisco continuare a mangiare spaghetti e hamburger piuttosto che involtini primavera.
Al di là delle banalità e fuor di metafora, preferisco lottare per difendere una società che ha come cardine culturale la centralità dell’uomo, la tutela di diritti fondamentali, la solidarietà sociale, la libertà, piuttosto che cedere ad un modello culturale che non riconosce alcuno di questi valori. Preferisco continuare ad essere provincia di un impero a stelle strisce con a fianco 12 stelle in campo blu!
Voglio lottare per conservare e, se possibile, migliorare questa società ed i suoi valori fondanti e non cedere davanti al sopravanzare di un modello di società che, se dovesse prevalere ed imporsi, cambierebbe radicalmente ed in peggio la nostra qualità di vita.
Bene, e allora?
US of A AND of EU AND of… - Credo che l’occidente abbia davanti a sé una sola strada da imboccare ed una sola strategia geopolitica da perseguire: una progressiva, rapida integrazione tra Europa e Nord America, per creare un grande spazio in cui merci, servizi, capitali, persone ma anche idee, arte, manifestazioni culturali circolino liberamente e velocemente.
Giungo a questa conclusione, muovendo da una osservazione del planisfero, da alcune considerazioni di natura macro-economica e dall’analisi dei trend demografici.
Il fattore demografico mi pare determinante.
Dal punto di vista statico, la Cina (che già oggi è diventata la seconda più grande economia del mondo) ha circa un miliardo e duecentomilioni di persone e sarà a breve un enorme mercato di circa un miliardo e duecentomilioni di consumatori. L’Unione Europea ha circa 500 milioni di abitanti (circa 300 milioni sono gli abitanti dei paesi extra unione), il Nord America circa 350 milioni, con il Messico (che è parte integrante del trattato NAFTA) arriva a circa 450. La combinazione di queste macro aree geografiche creerebbe un vasto mercato comune, i cui consumatori avrebbero, peraltro, ancora per alcuni anni, un maggior potere d’acquisto rispetto ai consumatori cinesi. Un mercato, quindi, che potrebbe competere con quello cinese, dal punto di vista della massa critica demografica.
Peraltro, questa vasta area comune opererebbe come catalizzatore di altre aree geografiche ed economiche importanti. Verso sud, l’America Latina (che oggi ha ancora un legame speciale con gli USA ma che è nel mirino della Cina) subirebbe la forza magnetica di attrazione dell’area nordatlantica; verso est, l’India. I rapporti strategici tra USA e India sono cresciuti e si sono rafforzati negli ultimi anni, anche in chiave anti cinese e anti fondamentalismo islamico. Se guardo al planisfero, vedo tratteggiata una linea ideale che parte dagli USA, passa per l’Europa e giunge in India, tre macro aree geografiche ed economiche che hanno interessi strategici comuni e che trarrebbero enormi benefici da una progressiva integrazione.
Ma il fattore demografico è elemento determinante dell’analisi, anche sotto il profilo dinamico
La Cina ha davanti a sé un trend demografico di decremento della popolazione. Il tasso di sostituzione (replacement rate) è negativo.
Sul fronte occidentale, il trend USA è positivo, mentre l’Europa subirà un decremento della popolazione. Sotto questo profilo, dunque, in ottica europea, l’integrazione nord atlantica mi pare essenziale per sostenere la crescita economica del nostro continente e contrastare l’impatto negativo che il trend demografico avrà sul sistema previdenziale. Inoltre, la suggestiva linea tratteggiata sul planisfero che unisce USA, Europa e India appare ancora più importante se si considera che anche l’India, al pari degli USA, beneficerà di un trend demografico di crescita.
Aggiungo una considerazione in ordine ai rapporti di debito e credito. Quando il credito è di ingenti proporzioni e concentrato in un debitore o in un numero esiguo di debitori, i rapporti di forza tra creditore e debitore – naturalmente a favore del creditore – cambiano, si riequilibrano, a volte pendono a favore del debitore. Ciò è certamente vero nel rapporto tra privati: quando un tale debitore decide di non pagare o non può pagare, il creditore trema. Nei rapporti tra Stati, le cose non sono molto diverse. E’ vero che uno Stato creditore potrebbe anche decidere di prendersi quanto dovuto con i carri armati, ma uno scenario di questo tipo negli odierni rapporti con la Cina non appare verosimile.
In questo contesto, un’integrazione tra Nord America ed Europa avrebbe anche l’effetto di creare una forte coalizione dei due grandi debitori, una concentrazione del debito che renderebbe i debitori un po’ più forti, opposti ad un creditore un po’ più indebolito.
Per finire, un grande spazio nord atlantico in cui idee e modelli culturali circolino velocemente e liberamente, porterebbe un beneficio sotto il profilo dello smobilizzo di posizioni consolidate, frutto di impostazioni culturali che oggi ingessano la nostra società europea (e italiana, in particolare).
Mi pare di comprendere che quei “diritti acquisiti italiani” che sarebbe peregrino pensare di imporre cui fa riferimento Deaglio siano quelle consolidate tutele di rendite di posizione che, lungi dal rappresentare virtù della nostra società, tradiscono la natura stessa dei suoi valori fondanti: libertà, uguaglianza e anche solidarietà (penso, in particolare, alla solidarietà tra generazioni).
Una sana iniezione di cultura americana entro i confini europei sarebbe una cura fondamentale per alcuni malanni propri delle società del vecchio continente. Operazioni come quella di Marchionne sarebbero agevolate se l’osmosi e l’integrazione tra il sistema nord americano e quello europeo fossero maggiori. E forse alcune delle virtù europee troverebbero più facilmente la loro strada verso il Nord America.
Il risultato sarebbe un rafforzamento complessivo e generale delle nostre società occidentali.
T2M - The Lawyer

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