La Chiesa rappresenta in modo più o meno diretto decine di milioni di italiani che, in modo più o meno convinto, si dichiarano cattolici. La Chiesa dunque partecipa al dibattito pubblico e difende certe posizioni. Tuttavia molti pensano che la Chiesa dovrebbe invece starsene fuori dal dibattito politico, sociale, economico ecc. Insomma per molti è bene che la Chiesta non si intrometta nell'influenzare la cultura. Chi ha ragione?
CHIUSI IN CHIESA – Quante volte abbiamo sentito dire nei talkshow e letto sui giornali che la Chiesa non ha alcun diritto di prendere posizione sui temi più o meno critici che influenzano la società civile, la qualità della vita, del lavoro, la famiglia, persino l’economia ecc? Le argomentazioni a supporto di questa convinzione sono le più varie, ma mi pare prevalga la convinzione che il concetto di “laicità dello Stato” sia la più gettonata. Altri dicono che la Chiesa non sia un partito politico e dunque che sia opportuno che vescovi, cardinali, preti rimangano a pregare chiusi nelle loro chiese e lascino che il parlamento faccia quello che deve fare.
E SE NON SI CHIAMASSE CHIESA? - Un paradosso. Prendiamo un esempio di un’organizzazione, o un'associazione che si occupa di tutelare i diritti degli animali domestici e la loro qualità della vita nella società di oggi. Ipotizziamo che il parlamento discuta un provvedimento di legge sul tema “definizione del concetto di abuso nei confronti degli animali e relative pene”. E ipotizziamo che il testo di legge preveda che l’abuso è solo considerato nel caso in cui una persona abbandona il cane in autostrada e che la relativa pena sia di 10 euro.
Sono sicuro che questa associazione, che conterebbe qualche migliaio (forse) di iscritti, farebbe di tutto per fare sentire la propria voce a tutela degli animali e dei propri iscritti, combattendo con ogni mezzo la legge ipotetica descritta sopra. E nessuno si indignerebbe.
Adesso trasliamo il ragionamento e pensiamo che “l’associazione” si chiami Chiesa, che essa conti decine di milioni di “iscritti” e che il testo di legge riguardi l’eutanasia. Perché la chiesa non può fare tutto quando può per fare sentire la propria voce e quella dei suoi iscritti, esattamente come “l’associazione per gli animali domestici”?
Dunque ben venga la partecipazione, soprattutto di un’organizzazione (la Chiesa) che, fede o non fede, nei secoli ha dimostrato, pur con tutti gli errori commessi, di fare gli interessi della comunità prima ancora che dei propri “iscritti”.
T2M
CHIUSI IN CHIESA – Quante volte abbiamo sentito dire nei talkshow e letto sui giornali che la Chiesa non ha alcun diritto di prendere posizione sui temi più o meno critici che influenzano la società civile, la qualità della vita, del lavoro, la famiglia, persino l’economia ecc? Le argomentazioni a supporto di questa convinzione sono le più varie, ma mi pare prevalga la convinzione che il concetto di “laicità dello Stato” sia la più gettonata. Altri dicono che la Chiesa non sia un partito politico e dunque che sia opportuno che vescovi, cardinali, preti rimangano a pregare chiusi nelle loro chiese e lascino che il parlamento faccia quello che deve fare.
E SE NON SI CHIAMASSE CHIESA? - Un paradosso. Prendiamo un esempio di un’organizzazione, o un'associazione che si occupa di tutelare i diritti degli animali domestici e la loro qualità della vita nella società di oggi. Ipotizziamo che il parlamento discuta un provvedimento di legge sul tema “definizione del concetto di abuso nei confronti degli animali e relative pene”. E ipotizziamo che il testo di legge preveda che l’abuso è solo considerato nel caso in cui una persona abbandona il cane in autostrada e che la relativa pena sia di 10 euro.
Sono sicuro che questa associazione, che conterebbe qualche migliaio (forse) di iscritti, farebbe di tutto per fare sentire la propria voce a tutela degli animali e dei propri iscritti, combattendo con ogni mezzo la legge ipotetica descritta sopra. E nessuno si indignerebbe.
Adesso trasliamo il ragionamento e pensiamo che “l’associazione” si chiami Chiesa, che essa conti decine di milioni di “iscritti” e che il testo di legge riguardi l’eutanasia. Perché la chiesa non può fare tutto quando può per fare sentire la propria voce e quella dei suoi iscritti, esattamente come “l’associazione per gli animali domestici”?
Dunque ben venga la partecipazione, soprattutto di un’organizzazione (la Chiesa) che, fede o non fede, nei secoli ha dimostrato, pur con tutti gli errori commessi, di fare gli interessi della comunità prima ancora che dei propri “iscritti”.
T2M

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