Mai avrei pensato che Tok2Me parlasse della nazionale italiana di calcio. Ma non ci si può astenere dal commentare il peggiore risultato della storia dell’Italia ai Mondiali di calcio. Soprattutto perché la sostanza e la forma di questo evento sono un ottimo esempio del motivo per cui è nato Tok2Me. Vediamo perché.
ATTITUDINE - Così come Francesca Schiavone vince Roland Garros e poche settimane dopo esce subito al primo turno a Wimbledon, così la nazionale vince i Mondiali nel 2006, esce presto agli Europei 2008, ed esce subito e male arrivando ultima nel suo girone al Mondiale 2010.
L’approccio mentale e culturale non è da vincenti ed è evidente che per la squadra nazionale è sufficiente vincere una volta ogni 30 anni. Sapersi accontentare non è necessariamente un difetto nella vita, anzi, chi lo fa vive meglio. Ma questo non può valere per i vertici di aziende, organizzazioni, società, e per chi ha ruoli di leadership e grande visibilità popolare come nel caso della Nazionale.
LEADERSHIP - IL CT Marcello Lippi emerge come un leader sub-ottimale. Lippi è autoritario e (dicono) carismatico ma è esageratamente arrogante, poco trasparente, non accetta critiche o chiunque possa fare ombra alla sua leadership. Lippi dimostra inoltre una confusione tecnica imbarazzante nella selezione della rosa, nei cambi tattici continui, nella gestione di un gruppo. Lippi è uomo di potere, è figlio di una logica politica e, in quanto tale, ha dimostrato tutti i limiti di un leader sub-ottimale. Lo sbaglio ovviamente è di chi lo ha assunto. Ma di questo Tok2Me ha già scritto a sufficienza nel Tok “Il capo è sempre il più intelligente…yeah, right!” cui rimandiamo.
CORDATE - La logica di selezione della rosa da parte del CT lascia molto perplessi e non può non fare venire il dubbio che la relazione personale di alcuni giocatori con il CT e la relazione del CT con particolari correnti di potere nel campionato italiano abbiano contato molto di più del merito tecnico dei singoli nella selezione di giocatori. Dunque anche in questo caso, la meritocrazia passa in secondo piano e vince la logica della cordata. E’ vero che ci sentiamo tutti esperti di calcio e CT della nazionale solo per il fatto che giochiamo a pallone da quando eravamo bambini. Ma mai come in questo caso, tutti gli errori di convocazione e di formazione per le partite sono stati condivisi da tutti gli osservatori, addetti ai lavori e non. E dunque gli errori ci sono stati, sono stati identificati, erano evitabili e si sono verificati per una logica di base poco nobile.
IMMAGINE – Lottiamo da anni contro lo stereotipo italiano negativo. Pizza, mandolino, mafia, cui si aggiungono nel calcio l’immagine negativa di simulatori, di piagnoni verso l’arbitro, di coloro che sanno perdere tempo scorrettamente, di grande fair play quando vinciamo e scarso fair play quando perdiamo. Ebbene anche in questo ambito la nazionale ha confermato questa immagine negativa. Noi siamo così! Lippi ha sempre salutato con finto fair play gli allenatori delle squadre delle prime due partite di questo mondiale (tanto, pensava lui, poi ci qualifichiamo nonostante i due pareggi), ma scappa via dopo il fischio finale dell’ultima partita senza neanche filare un allenatore che lo ha sconfitto con merito su tutti i piani.
Il centrocampista Pepe ha rifilato un calcione di frustrazione ad un avversario per il solo fatto che stava perdendo, cosa che succede ormai solo nei peggiori campionati di 3° categoria. E Quagliarella ha interpretato la più classica scenata rotolandosi a terra per mezz’ora fingendo una gomitata in faccia che non c’è mai stata, confermando inoltre un’intelligenza ampiamente inferiore alla media visto che, a 10 minuti dalla fine e in svantaggio, tutto doveva fare ma non perder tempo.
ANDIAMO A IMPARARE DAI MIGLIORI – Chi è che si comporta come professionista anche in circostanze così negative? Gattuso. Perché? Perché ha giocato in Scozia. Gattuso è mediamente tecnicamente scarso, o comunque ci sono almeno 5 milioni di giocatore in Italia che hanno la tecnica di Gattuso. Ma Gattuso corre come un maratoneta, contrasta duramente ma correttamente, non simula, stringe la mano agli avversari a fine partita riconoscendone il merito. Proprio come fanno nei campionati in Gran Bretagna. Se Gattuso non fosse andato a giocare in Scozia, sarebbe così come ho descritto, oppure sarebbe come Quagliarella? Sicuramente sarebbe come Quagliarella.
E allora? Noi Italiani possiamo insegnare ad altre nazioni in diversi campi della vita (moda, design, alimentari, alcune settori tecnici e altro) ma dovremmo avere più umiltà e capire da chi possiamo imparare cosa.
Continuiamo dunque ad andare all’estero, noi e i nostri figli, avendo l’umiltà di imparare ciò che le altre società hanno meglio di noi, assimiliamo il meglio, portiamocelo a casa e insegnamolo a chi ci sta vicino. Così come Gattuso potrebbe insegnare a Quagliarella o a Pepe come ci si comporta in campo. Ma Gattuso non può svolgere questo compito in pieno. Perché? Perché non è il capitano. E chi è il capitano? Cannavaro, immagine e somiglianza di Lippi. Tutto si spiega.
T2M

8 commenti:
I benpensanti dicono che il calcio è seguito solo dai beceri. Chi se ne frega dunque se la nazionale fa una figuraccia ai mondiali? la vita va avanti benissimo. Vero, ma non si può non rendersi conto dei milioni di spettatori nel mondo che hanno assisito alla figuraccia (soprattutto come al solito di immagine). E ad altri milioni che leggono i quotidiani internazionali che hanno titolato "ridicoli". Quando poi come italiani andiamo all'estero, la prima cosa di cui ci hanno parlato per anni era Paolo Rossi e poi, negli ultimi, Cannavaro. Dunque, come si comportano i nostri fenomeni della n azionale, conta eccome per la nostra immagine nel mondo! ed è bene che i presidenti federali, gli allenatori ecc se ne rendano conto e facciamo un programma di cambiamento dalla base.
Lippo leader sub-ottimale. Ma abbiamo mai avuto un CT leader ottimale?
Sacchi. Ispirato, innovatore, fair, carismatico. Secondo al mondiale un pò per culo e un pò per sfortuna.
E Bearzot? perchè no.
Certo parliamo di 16 anni e 28 anni fa...anche qui come nella scuola forse si vede un declino.
Fra coloro che ieri davanti alla tv imputavano a Marcello Lippi di aver assemblato la sua mestissima Nazionale privilegiando i sudditi ai condottieri c'erano molti italiani che nella vita di tutti i giorni purtroppo si comportano allo stesso modo.
Dirigenti d'azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» che sul lavoro privilegiano la fedeltà al talento, l'affidabilità all'estro e il passo del pedone alla mossa del cavallo. Intervistati, risponderebbero anche loro come Lippi: «Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno». Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra: è così rassicurante passeggiare splendidi e solitari in mezzo ai cespugli, lodandone l'ordine perfetto e la silente graziosità.
L'abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato «spirito di squadra».Ma è zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince. Eppure la storia insegna che il capo viene tradito dai mediocri, mai dai talenti. I quali sono più difficili da gestire, ma se motivati nel modo giusto, metteranno a disposizione del leader la propria energia. La Nazionale di Lippi assomiglia alla Nazione non perché è vecchia, ma perché privilegia, appunto, i mediocri. Averli avuti ieri in panchina, certi vecchi! Contro i goffi neozelandesi sarebbe servito più un quarto d'ora di Totti o di Del Piero che una vita intera di Iaquinta, Pepe e Di Natale, tre bravi figli che, con tutto il rispetto, se hanno giocato anni e anni nell'Udinese, una ragione ci dovrà pur essere. I pochi campioni veri, da Buffon a Pirlo, sono zoppi. Oppure vecchie glorie che si rifiutano di andare in pensione, come l'imbarazzante Cannavaro che ha più o meno l'età di Altafini e forse avrebbe fatto meglio a presentarsi in Sudafrica anche lui nelle vesti di commentatore.
C'è, naturalmente, anche la questione dei giovani. La follia antistorica di questa Nazionale e di questa Nazione non consiste tanto nel continuare a lasciar fuori i Cassano, ma i Balotelli. Non i talenti troppo a lungo incompresi o compresi solo a metà, ma quelli ancora acerbi che chiedono solo un'occasione per sfondare e, non ricevendola, spesso emigrano in cerca di fortuna. Balotelli è il loro simbolo e non solo per via del colore della pelle, che ne fa l'italiano di domani. Lo è perché a vent'anni ha già vinto Champions e scudetti, e ha un fisico e un talento che ne fanno un predestinato, imparagonabile agli smunti replicanti dell'attacco azzurro. Eppure per lui non si è trovato un posto neppure nel retrobottega. Mi rifiuto di credere che un capufficio dell'esperienza di Lippi non sappia riconoscere la differenza fra un fuoriclasse potenziale come Balotelli e i bravi mestieranti che si è portato appresso. Ma il successo rende sordi al buonsenso. Ci si illude di poter vincere meglio da soli, muovendo pedine inerti sulla scacchiera. Poi quelle pedine si rivelano di burro e alla fine ci si ritrova soli, con un po' di unto fra le dita.
Alessandro ha scritto un commento assolutamente condivisibile, ma assolutamente identico a quello di Gramellini su La Stampa!
Che Alessandro sia Gramellini in incognito?
Mario
Alessandro, che tua sia Alessandro o Gramellini, come dice Mario, poco importa... posso pubblicare il tuo commento come post?
OH YES! CONFESSO... ERA PROPRIO L'ARTICOLO DI GRAMELLINI :)
we forgive you!
T2m
Posta un commento