Ringraziamo Federico che ci segnala il Buongiorno di Gramellini su La Stampa. Interessante, pungente e spiritoso come sempre. Tuttavia aggiungerei un commento all'articolo che troverete in fondo al pezzo qui di seguito riportato.
Nella primavera del 2007, a Palermo, un alunno di scuola media aveva canzonato un compagno, dandogli simpaticamente del finocchio e facendolo simpaticamente piangere davanti a tutta la classe. La vecchia professoressa di lettere si era accanita contro il mattacchione e, anziché spedirlo ai provini di «Amici», lo aveva messo dietro il banco a scrivere cento volte sul quaderno «io sono un deficiente». Lui aveva scritto cento volte «deficente» senza la i, dimostrando così di avere le carte in regola per sfondare non solo in tv ma anche in Parlamento. Poi era corso a lamentarsi da papà, che di fronte all’affronto intollerabile inferto al ramo intellettuale della famiglia aveva denunciato la prof ai carabinieri, non prima di averle urlato in faccia: «Mio figlio sarà un deficiente, ma lei è una gran c...».
C’è voluto del tempo per ottenere giustizia, però ieri alla fine l’aguzzina è stata condannata: un anno di carcere con la condizionale per abuso di mezzi di disciplina, nonostante l’accusa avesse chiesto solo 14 giorni. Che vi serva da lezione, cari insegnanti. La prossima volta che un alunno umilierà un compagno di fronte a tutti, aggiungete al coro il vostro sghignazzo e non avrete nulla da temere. A patto che l’umiliato non si impicchi in bagno, come altre volte è accaduto, perché allora vi accuseranno di non aver saputo prevenire la tragedia. E il simpatico umorista di Palermo finalmente vendicato? Lo immaginiamo ormai cresciuto, tutto suo padre, intento a scrivere cento volte sul quaderno «io sono intelligiente» e stavolta senza dimenticare la i.
da Buongiorno de La Stampa del 17 febbraio.
Quanto scrive Gramellini è in gran parte condivisibile. Se però vogliamo analizzare la questione fino in fondo, forse si può dire che non c'era proprio la necessità che l'insegnante facesse scrivere all'alunno una frase del genere. Non era infatti forse prevedibile una reazione (pur se ingiustificata nella forma) dei genitori? Voi come avreste reagito se l'alunno fosse stato vostro figlio? Io, come genitore, non avrei reagito con insulti e con una denuncia, ma avrei sicuramente fatto notare che frasi alternative da fare scrivere a mio figlio (ad es."non si deridono o insultano i compagni di classe") avrebbero avuto lo stesso effetto "punitivo" senza l'impiego di termini offensivi nei confronti del ragazzo. E così facendo l'insegnate avrebbe anche evitato la reazione scomposta dei genitori.
Con la frase incriminata si è generato un esito di questa storia che è negativo per tutti: per l'insegnate che è stata condannata, per l'insultato che non ha avuto giustizia, per l'insultante che non ha imparato la lezione in quanto "vincitore" della querelle.
Dunque hanno sbagliato tutti, ma l'insegnate (la classe dirigente...) poteva essere più accorta in questo mondo che vuole essere politicamente corretto o scorretto a proprio vantaggio e discrezione nel caso in cui si è insultati o si insulta.
T2M
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