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giovedì 1 luglio 2010

“Papà, ti regalo una Webcam così saluti i nipoti su Skype”. “No grazie! Va benissimo il telefono…”.

WRONG! Abbiamo l’obbligo di sforzarci di stare al passo con la tecnologia. Solo così potremmo sopravvivere professionalmente e socialmente, ma soprattutto potremmo evitare di vivere in un universo diverso da quello dei nostri figli ed evitare così di perderli.

LAND OF CONFUSION – Internet, email, download, streaming, Webcam, client, sharing, social network, I Pod/Phone/Pad, Application, Video Chat, Peer to Peer, Virtual Rooms…….. Mia madre l’avrei già persa ad “Internet”; mia figlia continuerebbe la lista. Io, qualche anno fa mi sarei fermato a “streaming”, oggi, per volontà e passione, potrei andare avanti e fare concorrenza a Luca De Biase di Nova (guru dell'inserto de Il Sole 24 Ore del giovedì). Perché l’ho fatto? Perché esiste un'ampia fascia generazionale che è seriamente a rischio di una sorta di “Digital Divide culturale". Parlo di chi è a metà tra i giovani (fino a 30/35anni?) e coloro che (mentalmente) pensionati  possono pensare di vivere il resto dei loro giorni senza Instant Messaging e senza per questo subire troppi danni.
In particolare i 40enni e 50enni (and more) di oggi non sono cresciuti con il computer, con i telefonini, con i palmari, con Internet. La rivoluzione tecnologica li ha travolti mentre già erano impegnati a lavorare e dunque il loro cervello era tarato su un modus operandi “vecchio”. Questa generazione non ha “assimilato” le nuove tecnologie in modo naturale, ma ha dovuto “impararle”. Analogamente a quando accade per le lingue, un conto è “assimilare” l’inglese a 14 anni, un conto è “impararlo” a 45.
Molti di coloro che avrebbero dovuto “imparare” le nuove tecnologie, sono stati colpiti da una sorta di rifiuto delle novità per paura di inadeguatezza. Era un mondo che spaventava. Ed è comprensibile. Questi signori e signore oggi rischiano seriamente (e già in parte è successo) di rimanere completamente tagliati fuori dalla possibilità di aver accesso a strumenti che aumenterebbero di molto l’efficienza e la qualità del loro lavoro e dunque anche della loro vita personale. Ma non solo; sono tagliati fuori da un modo di comunicare che è nuovo, continuo, immediato, che ha un nuovo linguaggio e che estromette in modo violento e immediato se non ci si adatta.
In altre parole, chi non ha voluto “imparare” le nuove tecnologie da un lato ha perso efficienza e efficacia professionale, dall’altro lato rischia un isolamento sociale; un isolamento che non può che aumentare con il tempo e con una rapidità mai vista.

SE NON PER TE, FAI IL PIONIERE PER I TUOI FIGLI – Di recente è stato pubblicato uno studio che evidenzia che una vasta proporzione di studentesse universitarie si paga gli studi “vendendo il proprio corpo” in varie forme su Internet. Chiuse nelle loro stanze, con PC, Webcam e Adsl, vendono servizi di vario tipo.
Posso immaginare come molte mamme e papà 50enni di queste studentesse fossero tranquilli in quanto la loro brava ragazza era sempre in camera a studiare al computer, lontana dai ”pericoli della città”. Il gap culturale e tecnologico non permetteva ai genitori neanche di immaginare che fosse possibile quanto in realtà stava facendo la loro figlia e dunque, pur con tutta la volontà di “controllo” e di tutela dello loro figlioletta, se la sono “persa”, per quello che lei fa e per come comunica con il mondo.
Mi rendo conto che non tutti si divertono a scaricare sull’IPod gli interventi di Steve Job a Stanford, o come alcuni miei amici che quando vanno a prendere l’autobus controllano l’applicazione sull’I-Phone che dice loro quando arriverà esattamente il 19 a Piazza Ungheria a Roma. Se non sei interessato ai servizi cui puoi accedere con la tecnologia, alla qualità ed efficienza che il tuo lavoro può avere, pensa almeno al rapporto presente o futuro con i tuoi figli e cerca dunque di evitare di perdere un’uniformità culturale e di comunicazione di base con loro.
Occorre dunque sforzarsi di essere pionieri con se stessi, mettendosi alla prova continua per accettare e imparare le nuove tecnologie del lavoro e della comunicazione. Così facendo, per altro, ogni nuova applicazione, soluzione tecnologica e strumento, verrà sempre più “assimilato”, senza doverli faticosamente “imparare”. Se così accadesse, ovviamente ne godremmo un poco tutti in termini di crescita di produttività, di efficienza, di innovazione, di comunicazione.

Oltre alla predisposizione mentale da pioniere, come si può fare? Certo, occorrerebbe un bel tutor. Perché non iniziare da tuo figlio, o tuo nipote? Cerca tu il tuo tutor ideale, ma soprattutto non sentirti inadeguato/a. Ci sono milioni di persone nelle stesse condizioni e vince chi si mette alla prova e, soprattutto, una volta abbattuta la barriera psicologica, si apre un mondo straordinariamente ricco di conoscenze e opportunità. Perché rinunciarci?

T2M

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Come tutte le cose che sembrano difficili e che spaventano, in realtà non sono affatto complicate ed è solo una questione di predisposizione mentale con cui ci si pone. Il Web è per definizione facile, aperto, trasparente, e così sono le applicazioni e i vari prodotti.
L'approccio che
rompe la barriera, come dite nel vostro Tok, è quello che dice;" come vorrei che questa nuova cosa funzionasse per me? Vorrei che funzionasse così, in modo così semplice ed intuitivo, e dunque provo proprio in questo modo" Spesso effettivamente le "cose della tecnologia" funzionano semplicemente come noi vorremmo perchè migliaia di ingegneri delle grandi aziende si scervellano per progettare proprio pensando a questo approccio da parte degli utenti.

Anonimo ha detto...

quando si tratta di minori bisogna sapere come funzionano i media digitali per mettere dei paletti all'accesso (lasciare un adolescente, maschio o femmina che sia, tutto il giorno da solo con l'adsl aperto è oggettivamente un pericolo) e per metterli in guardia da quello che potrebbe accadergli stando in rete oppure utilizzando in modo improprio smartphone e youtube (in questo caso ci possono essere addirittura dei reati)