Un conto sono i risparmi per la sicurezza del risparmiatore nell’arco della sua vita per fare fronte ad emergenze. Un conto è il risparmio per la sicurezza dei figli del risparmiatore che porta a comportamenti poco virtuosi. I primi hanno salvato l’Italia dal fare la fine della Grecia. I secondi limitano la crescita dell’economia e dei figli stessi.
RISPARMIO, PRO E CONTRO - Il risparmio privato delle famiglie italiane ha permesso di evitare che la crisi finanziaria globale e poi quella economica travolgesse l’Italia. Il limitato debito privato italiano aggiunto al deficit pubblico e al debito delle aziende ha evidenziato che l’Italia è messa meglio come esposizione debitoria complessiva rispetto ad altri paesi che hanno un deficit pubblico inferiore ma un debito privato fuori controllo.
La cultura del risparmio italiana ha però anche due lati negativi: in primo luogo limita la crescita in quanto i capitali non vengono messi in circolazione come consumi (e solo in parte come impieghi dalle banche). In secondo luogo induce una cultura poco proattiva nei figli nella ricerca di una affermazione professionale ed economica finanziaria in quanto si spera di beneficiare di un eredità (qualunque sia il valore della stessa) a complemento di quanto si può fare da soli. I“figli dei risparmiatori” sono culturalmente portati ad avere aspettative sul quanto e quando i genitori avrebbero lasciato in eredità i risparmi. Questa cultura non può che aumentare la sindrome dei “bamboccioni” e dunque diminuire il Drive di autonomia e crescita economico finanziaria.
UN'ESAGERAZIONE, MA NON TROPPO - Dunque un’alternativa diametralmente opposta a quella attualmente in essere potrebbe essere la seguente: tassiamo le successioni al 100%, i risparmiatori non hanno incentivo a lasciare l’eredità, risparmiano fino a quando ritengono di dovere comunque avere un cuscino di protezione per evenienze proprie, e verso la fine dei propri giorni spendono tutto lo spendibile, l’economia ne gode e i figli devono darsi da fare subito per guadagnarsi la sostenibilità economica che nessuno può regalare loro con l’eredità.
Troppo? Forse sì. E poi, come si fa a sapere quando si muore…. e dunque programmare la spesa per evitare le tasse?
BUON SENSO - Come sempre dunque i due estremi hanno limiti. Prendendo a riferimento casi “normali”, ovvero di persone che non hanno bisogno di assistenza particolare, il buon senso dovrebbe venire dal singolo individuo che potrebbe fare il seguente ragionamento virtuoso: non è culturalmente sano portare i figli a pensare che i genitori faranno di tutto affinché essi possano lavorare il meno possibile in quanto possono contare su un patrimonio, di qualunque entità esso sia. Ragionevolmente un genitore dovrebbe sentirsi a posto se facendo il massimo sforzo arriva a lasciare un “tetto” di proprietà ad un figlio, un’abitazione che oggi forse è il bene primario (escluso la salute, il pane e l’acqua). Già oggi l’80% degli italiani possiede un’abitazione, dunque lo sforzo è minore di quanto si possa pensare. Fatto ciò, il genitore (e l’economia di conseguenza) dovrebbe godersi i consumi che desidera, stimolando al tempo stesso i figli a trovare rapidamente la propria strada per il sostentamento economico.
Ma si sa, un figlio è nu piezzo ‘core, e per loro si fa di tutto. Ma siamo sicuri che facendo di tutto facciamo il loro bene nel lungo termine?
T2M
La Champions ogni domenica
7 anni fa

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